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Il comune di Filighera appartiene a: Regione Lombardia - Provincia di Pavia

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Storia

Un primo insediamento umano a Filighera, nacque in epoca romana probabilmente dovuto alla grande disponibilità di argilla presente nel terreno, che favoriva lo sviluppo di attività produttive di ceramiche. Si narra, infatti, che un gruppo di vasai greci in trasferimento verso la Gallia Cisalpina per volere di Giulio Cesare, transitando in questo territorio e vedendo la grande quantità di materiale che serviva per la loro attività, abbia ottenuto di prendere stabile dimora in questo luogo. Da qui ebbe origine la romana Filighera il cui nome alcuni studiosi fanno derivare da Figularia, luogo dove si fabbrica vasellame, ipotesi avvalorata dal materiale archeologico affiorato a più riprese negli scavi effettuati nei dintorni dell'abitato nel 1896, nel 1960 e nel 1970; altri, invece, fanno risalire il nome a œFilicaria, felce, perchè con tutta probabilità la zona anticamente coperta di rigogliosi boschi di varia essenza, ne era particolarmente ricca. Tornando agli scavi archeologici effettuati sul territorio comunale, questi hanno permesso di rinvenire in un primo tempo nel campo œdella Vela, a sud della roggia Bareggia e in asse trasversale con il campo Bieline a nord, un interessante sepolcreto romano con lucerna, riportante il sigillo del fibulo, ovvero del vasaio, VIBIANI. Successivamente, nell'ottobre 1960, il proprietario dello stesso terreno constatava che in una zona del suo campo Bieline, già detto campo Gariboldi, l'acqua della risaia che andava in asciutta per il taglio, veniva inghiottita dal terreno anziché defluire verso lo scolo. Il proprietario stesso, allora, volendo capire l'origine della voragine, iniziava lo scavo e trovava un secondo sepolcro contenente una tomba a cassa di mattoni con nicchietta quadrata, nonchè un frammento di lucernetta con busto femminile, un collo slanciato di olpe e una coppetta grigia sottile decorata. Da ultimo nel 1970, in un campo che costeggia la strada per Genzone affiorava un masso di granito che risultava essere un ara.

In base poi a un'asserzione del Giani (1824, Battaglia del Ticino), si dice anche che nel territorio di Filighera abbia avuto luogo la battaglia del 218 a.C. fra Annibale e Scipione, padre dell'Africano, durante la seconda guerra punica, ma da più recenti indagini, risulta che questi aveva varcato il Ticino con un ponte di barche, quindi sufficientemente distante dal territorio di Filighera e presumibilmente presso Lomello.

In epoca medievale, Filighera partecipò alle lotte tra liberi comuni lombardi e fu sede di un'antica pieve della diocesi di Pavia, nota nel XII secolo come Felegaria e appartenente alla Campagna Sottana pavese. Da un documento concernente una visita pastorale avvenuta nel 1460 risulta che la chiesa di Filighera era un'arcipretura con giurisdizione su Belgioioso, Torre de Negri, Spessa e Buttirago. Nel 1475 Galeazzo Maria Visconti (1444-1476) infeudo agli Estensi di Ferrara queste terre che poi passarono per matrimonio nel 1757 ai principi Barbiano di Belgioioso. E'ˆ grazie a questi ultimi, feudatari dell'attiguo borgo prima dal 1431 alla fine del '˜400 e poi, continuativamente, dal 1536 ai giorni nostri, che entrando in paese dalla parte di Belgioioso, si passa sotto un arco costruito dall'Arch.Simone Cantoni. Questo arco (1787-1790) raccorda due potenti fortini in cotto, di pianta circolare e di più antica fattura, forse corpi avanzati di un fortilizio distrutto durante le lotte medievali ed è tipicamente barocco, a linea ellittica e frontespizio arcato su cui poggia la corona di principe sotto la quale c'era lo stemma del ramo primogenito Barbiano di Belgioioso d'Este, composto dell'arma inquartata di casa d'Este e dell'arma comitale dei Barbiano. I quarti sono tuttora ben visibili, così loro manti (fondi) riprodotti su pietra (forse arenaria) secondo la grafica araldica dei metalli e colori: puntigliato per l'oro (1° e 4°), linee orizzontali per l'azzurro (2° e 3°). Sui quarti le figure o simboli in bronzo o in rame: nel 1° e 4° quarto l'aquila imperiale bicipite a volo spiegato, aureolata alle due teste, coronata da una corona imperiale e tenente con la zampa destra una spada sguainata e manicata e con la sinistra un globo; nel 2° e 3° quarto tre gigli disposti nell''ordine 2 e 1. Su tutto in corrispondenza della graffa di ferro al centro, uno scudetto scaccato caricato di una croce sul lato destro; a sinistra un'aquila coronata, appunto l'arma comitale dei Barbiano conti di Cunio e di Barbiano in Romagna.

Nell'anno VIII repubblicano (1799-1800) la Repubblica Cisalpina faceva però atterrare e spianare tutti i simboli nobiliari del territorio tra cui quello dell'arco di Filighera, mentre nel maggio 1796 il nostro paese doveva subire persino il saccheggio, inflitto da Napoleone I a punizione della rivolta contro di lui.

Filighera nel 1714 assorbì Beatico che era comune autonomo dal 1181 con il nome di Abiaticum, latinizzazione del nome celtico Hablatico o Habiatico, e nel 1876 anche il comune di Montesano al quale nel XVIII secolo era stato aggregato il comune di Canlepre. Per quanto riguarda il primo, si hanno testimonianze della sua appartenenza al monastero benedettino di Santa Cristina de Ollona (oggi Santa Cristina) in un inventario compilato sul finire del X secolo/inizi XI secolo, mentre nel XII sec. risulta fortificato da un castello e adornato da una chiesetta propria, sotto il titolo di Santa Maria. Persino Don Davide Albertario (1846-1902), storico scrittore filigherese dei problemi sociali ed economici della vita e dell'attività contadina, ricordando i resti di un antico monastero nel luogo detto œCastellaccio, presso la frazione Beatico, descrive nel seguente modo, l'opera svolta dai monaci benedettini nel creare una perfetta rete di irrigazione: œI Benedettini hanno ridotto a stretto alveo l'Olona che stendeva le pigre acque grasse e ricche di sughi fecondi fino ai piedi del monastero; incanalando le acque superiori che confluivano nella vallata dellìOlona da Vigalfo, Albuzzano, Montesano, Filighera e da parte del territorio di Belgioioso, così che una vastissima plaga sanificarono e resero fiorente, togliendo gli stagni limacciosi e mefitici intorno ai quali non crescevano che canne e lisca; utilizzando gli scolatoi d'irrigazione; dissodando le rive boscose e i terreni forti e sterili tanto che Filighera campeggia in mezzo a un giardino di prati verdi (L'Osservatore Cattolico, 1869-1898).

Della nobile storia di Montesano è testimone, invece, la sua chiesetta, la cui storia è narrata da una lapide marmorea posta, internamente, nella controfacciata sopra il portale. Essa è sormontata dallo stemma dei Sartirana, famiglia decurionale di Pavia, che nel Medioevo ne detenevano il possesso fondiario: leone rampante sormontato da busto di nobile in foggia settecentesca. La lapide ci attesta che la chiesetta nata per la munificenza del nobile Giovanni Francesco Sartirana, con testamento del 9 agosto 1485 rogato da Giovanni Gravanato. Nel 1564 il Vescovo Mons.Ippolito de' Rossi la consacra mentre nel 1736 il bell'oratorio fu restaurato ed ampliato dai Sartirana. La facciata è semplice a spiovente, con interno armonioso e campate divise da lesene e a volta; il presbiterio, con balaustre intarsiate e ed altare marmoreo, presenta ancora l'incasso della pala d'altare che era un bel quadro seicentesco probabilmente del pittore pavese Bernardino Ciceri, raffigurante l'Assunta a cui è dedicata la chiesa,. L'oratorio si trova esternamente incorporato nel grande edificio che probabilmente fu il palazzo luogo di villeggiatura dei Sartirana: attorno alla grande corte, stavano la parte nobile, le scuderie ed i locali della servitù.

Tornando a Filighera, la parrocchiale, dedicata a San Giuseppe e Sant'Ambrogio, fu edificata nel XVI secolo a fianco dell'antica chiesa che aveva la facciata rivolta ad est e il cimitero dalla parte del sagrato; la facciata attuale è invece rivolta a sud e nella nuova chiesa è stata incorporata la cappella del cimitero, ora detta della Confessione o del Crocefisso: al posto del precedente edificio sacro è sorto il nuovo oratorio. La nuova chiesa fu benedetta il 23 agosto 1711 ed ha una sola navata con 4 altari laterali. Il campanile risale al 1718, come ricorda una piccola lapide in terracotta conservata al suo interno; mentre l'acquasantiera proviene dalla chiesa di Beatico, ora scomparsa.

Nelle vicinanze della chiesa è stato collocato nel 1980, il monumento funebre al più illustre figlio di Filighera, Don Davide Albertario, nativo di Case Nuove, giornalista, direttore dell'Osservatore Cattolico, che fu condannato a due anni di carcere a causa della famosa frase: 'œIl popolo vi domanda pane e voi gli date piombo', scritto dopo la violenta repressione dei tumulti del 1898 a Milano, quando il Generale Bava Beccaris aveva rivolto i cannoni alla folla. Le spoglie che ora si trovano nel cimitero del paese, e il monumento sono stati traslati dal Cimitero Monumentale di Milano. Cinquant'anni prima, sotto il dominio austriaco, al primo irrompere della rivoluzione per le vie e sulle barricate di Milano, il 18 marzo 1848 una banda di volontari condotta dai fratelli Giuseppe ed Ottavio Guy di Filighera corsero a quella città assalendo Porta Lodovica e pagando il primo tributo di sangue con la morte proprio di Giuseppe Guy.

Venendo a tempi relativamente più recenti, si possono segnalare alcune curiosità : risale al 1881 la costruzione della strada Beatico-Fanese; già nel 1882, a seguito della visita del Delegato Stradale, si rilevava che il tronco di strada detto di Copiano si trovava in œstato oltremodo cattivo; nel 1892 la popolazione legale era di 1213 persone; nel 1899 una tassa di lit.10, sulle biciclette che nel paese le biciclette erano ben 2; tra la fine dell'Ottocento e gli inizi del Novecento, a Beatico inferiore si trovava un mulino, a Beatico Superiore addirittura un mulino, un frantoio e un fabbro e al Fanese, un mulino ed un oleificio. Nello stesso periodo a Montesano c'era persino un suonatore di triangolo. Nel 1909 apre la prima macelleria in Via Cairoli, ma chiude poco dopo per lo scarso interesse suscitato. Risale, invece, al 1937 la costruzione dell'acquedotto, della rete fognaria e dei marciapiedi.


Stemma e gonfalone
Concesso al Comune di Filighera con atto del Presidente della Repubblica datato 17/12/1962, lo stemma viene descritto come segue: stemma d'azzurro, al castello d'argento che è murato di nero, merlato di sei alla guelfa, torricellato di un pezzo centrale merlato di tre, aperto e finestrato del campo, fondato su un terrazzo di verde ed accostato in capo da tre stelle d'argento di sei raggi mal disposte.
Il progetto araldico ricorda i fortilizi all'entrata dell'abitato, mentre nelle tre stelle vuole rammentare le numerose frazioni che col capoluogo costituiscono il complesso demografico e topografico del Comune.